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Loner Household Vol.2 Cap VII, Autunno, sessione 15


La Signora delle Tempeste



Il viaggio di ritorno con Protopopolov, che ha entrambe le braccia rotte, non è semplicissimo. Tuttavia, anche grazie all’aiuto di Varvara, Oleg riesce a evitare di causare grossi disastri e il gruppo torna a casa ripercorrendo il giro lungo in Giardino, fino ad Astravya Altaluce.

Qui la zarina si mostra un po’ delusa dalle notizie riguardanti il diario di Thalia Leiron, che non le è stato portato. Alla fine però si accontenta, ringrazia le ragazze anche per aver riportato in dietro il Visconte e sua moglie, e le ricompensa comunque. Concede loro anche una piccola tenuta a bassa falda, un’unica proprietà modesta, situata vicino a quella di Roya.

Si scopre inoltre che la Zarina è destinata, per dovere di Stato, a sposare il Duca Robin Fleurblanche, visto che non è stato possibile provare una parentela tra i due. Nonostante tutto, desidera che le ragazze restino al suo fianco per una missione diplomatica che partirà di lì a pochi giorni.

Dopo essere state ospitate ad Astravia Altaluce — coccolate, accudite, trattate con tutti gli onori — le ragazze fanno ritorno in basso viaggiando con le bolle. Nel frattempo iniziano i preparativi per la spedizione imperiale diplomatica, che si muoverà verso Finistrada.

Il gruppo resta fermo alcuni giorni fuori porta a causa della pioggia insistente. Arrivano notizie inquietanti: prima delle piogge lo sceriffo di Rovingham ha incendiato i rovi, è scoppiato un vero caos, lo hanno ferito arrestato e Furiospino è ricoverato a Lone Rock, dopo aver perso il suo primo scontro con il misterioso Cavaliere di Spine. La zarina appare preoccupata, ma mantiene la compostezza.


Il terzo giorno di viaggio

Lungo la strada madre, al calare della sera del terzo giorno, si scatena una tempesta violenta: un acquazzone tremendo accompagnato da raffiche di vento furibonde.

La zarina dorme nella sua carrozza imperiale: enorme, robusta, trainata da sei topi dal pelo bianco. Il resto della scorta — schiene dorate, soldati, servitori e le ragazze — è alloggiato in tende o in altre carrozze nelle vicinanze. Le ragazze condividono una sola tenda: poca privacy, ma in spedizione ci si adatta.

La pioggia diventa terrificante. A un certo punto una raffica di vento così potente da sembrare sovrannaturale strappa via alcune tende con le persone ancora dentro e rovescia la carrozza della zarina su un fianco. 

Le schiene dorate appostate intorno alla carrozza e tentano di raggiungere Arcadia per verificare se stia bene, ma vengono sballottate dal vento nonostante siano grandi volatrici. Provano anche a piedi, ma è difficilissimo: un torrente d'acqua creato dall'acquazzone le investe, gettandole a terra.

Anche le ragazze tentano di raggiungere Arcadia.

Riusciranno ad arrivare alla carrozza della zarina per darle una mano?

Tiro di dado:
Chance 6, Dado Rischio 1 → Sì.

Tutte e tre le ragazze, insieme a Timothy, riescono ad arrivare. Spalancano il portale della carrozza, rimasta inclinata su un fianco, e aiutano Arcadia a uscire. La zarina si arrampica fuori avvolta nella camicia da notte bianca, e diversi scialli candidi.


L’imboscata

Ma dall’ombra emerge una forma che tenta di colpire di sorpresa una delle ragazze.

Chi viene colpita?
1–2 Nadèje
3–4 Carlotta
5–6 Gwen

Tiro: 3 → Carlotta.

Una lama d'osso balena nel buio. Carlotta alza un braccio e urla, l’abito tagliato su un braccio, ma il suo sangue nero si ferma immediatamente, rimarginando la ferita.

Le ragazze si ritrovano a combattere contro un gruppo di Omini, avvolti in larghi abiti neri e maschere d’osso raffiguranti musi di uccello e di insetto.

Sono i Figli del Crepuscolo, seguaci della Signora delle Tempeste.

La signora avanza tra loro: avvolta in una  veste rossa, con una maschera d’osso a forma di teschio d’uccello, simile a quella delle Furie, da cui si innalzano corna ramificate. Un’imitazione blasfema della corona dell’imperatrice Titania.

I figli del crepuscolo si lanciano contro Arcadia con le lame d’osso snudate. 

"Prendetela!" Urla la signora "Il suo è lo stesso sangue di Urania!"
Nadèje sfodera la lancetta.
Gwen sbrocca e prepara la pistola.
Carlotta brandisce il parasole.
Timothy si getta nella mischia addentando gli stinchi dei Figli del Crepuscolo.

Arrivano anche alcune schiene dorate e altri soldati, quelli che non sono stati travolti dalla tempesta. Intanto l’acqua scorre a ruscelli tra erba e pietre lungo il bordo della strada madre; qualcuno viene ancora trascinato via dalla corrente. Qui, però, vicino alla carrozza della zarina il terreno è leggermente più elevato e ci si può difendere meglio dall'acqua.

Il combattimento continua alla luce dei lampi, tra fendenti e spari che rimbombano insieme ai tuoni.


Difendere la zarina

Riusciranno le ragazze a proteggere la zarina?
Tiro con vantaggio (Nadèje combatte bene, sostenuta da amiche e soldati).

Dadi Chance: 5 e 1
Dado rischio: 1 → Sì.

Nadèje para colpi e fendenti, spezza una shashka con la sua lancetta più pesante e colpisce un aggressore con un calcio all'inguine, facendolo piegare in due dal dolore. Arcadia viene tratta in salvo, lo è schiene dorate fanno quadrato intorno a lei, ma riesce anche ad afferrare un pezzo di legno a terra e a scagliarlo contro i nemici, colpendone uno al volto: la zarina, quando vuole, sa essere combattiva.

Ma a quel punto i nemici tornano all'attacco: si fa avanti la Signora delle Tempeste, impugnando un pugnale d’osso e una shashka lunga e sottile. Con un colpo velocissimo tenta di decapitare Nadege.

Nadèje riuscirà a difendersi?
Tiro con vantaggio.

Dadi Chance : 5 e 1
Dado rischio: 4 → Sì.

Nonostante la velocità dei colpi e l’uso di due armi — e il timore che il pugnale sia avvelenato — Nadèje mantiene la calma e utilizza la tecnica giusta contro un'avversaria con due lame. Si mantiene a distanza privilegiando tagli rapidi a spese della potenza: riesce a colpire la Signora delle Tempeste di striscio con un colpo di filo falso alla mano sinistra. La donna emette un grido di disappunto, lascia cadere il pugnale e indietreggia, protetta dai suoi sottoposti.

I Figli del Crepuscolo sono in difficoltà.


La tempesta finale

Un’ultima scarica di pioggia e una raffica di vento violentissima si abbattono sul campo.

Riusciranno le ragazze a evitare anche questo pericolo?
Tiro di dado: Chance 6, Dado Rischio 5 → Sì, e…

Riescono a evitare gli ultimi attacchi dei figli del Crepuscolo, che sembrano iniziare la ritirata. Insieme ai soldati formano ancora un quadrato difensivo attorno ad Arcadia e la portano al riparo dietro la carrozza.

I Figli del Crepuscolo si ritirano definitivamente.
La tempesta, lentamente, si placa. Qualcuno riesce ad accendere delle lanterne.

Davanti a loro si apre un paesaggio notturno completamente alluvionato.


---

 *L’incontro a Finistrada*


Alla luce tremolante delle lanterne, la zarina si ricompone come può, aiutata da due servitrici. Si sistema gli abiti, poi alza lo sguardo verso Nadèje e le altre ragazze.


«Grazie», dice semplicemente.


«Se non fosse stato per voi, che siete riuscite a soccorrermi prima di chiunque altro, i seguaci della Signora delle Tempeste mi avrebbero uccisa. Forse rapita… non so cosa intendessero riferendosi al sangue di Urania, se non che mia nonna si chiamava così. ..e non so cosa sarebbe stato peggio. È evidente che vogliono far naufragare la tregua tra me e le forze armate di mia madre, ma non cadrò in questa trappola.»


Un ufficiale delle Schiene Dorate interviene, visibilmente teso:

«Vostra Maestà, dobbiamo rientrare immediatamente nel Reame. È troppo pericoloso proseguire.»


«No», risponde la zarina senza alzare la voce. «L’incontro diplomatico deve avvenire. Mia madre deve sapere quale pericolo corriamo tutte e tutti.»


L’ufficiale si agita, a disagio. «Maestà, permettetemi… potrebbe davvero non essere sicuro.»


«Io mi fido di mia madre», replica Arcadia. «So che ci ha fatto la guerra, ma non è una traditrice. C’è però una traditrice, che si definisce signora delle Tempeste— e molti traditori — probabilmente vicini vicini a lei. Fingono fedeltà, ma non lo sono. D’altra parte, non è nulla di diverso da ciò che è accaduto da noi con i Tristellati, anni fa.»


 La ripartenza

La mattina seguente la carovana imperiale riparte. I topi vengono recuperati e riagganciati alla carrozza. La zarina è di nuovo impeccabile, vestita e tirata a lucido. Le ragazze sono ancora un po' umide di pioggia e con il morale non altissimo, ma proseguono. Il tempo si è rasserenato, e procedono in una mattinata di sole autunnale, attraverso le foglie cadute dorate e ramate.


Arrivano a Finistrada e poco dopo, giunge anche la delegazione delle Fate del Seelie. Volano ronzando, disposte intorno all’imperatrice Titania, che solca sospesa l’aria con le sue enormi ali bianche e rosse.


Con lei ci sono le Furie, in uniforme verde e lavanda, elmi di nocciola a forma di teschi d’uccello, falci d’osso strette tra le mani e corazze di chitina nera di coleottero.


Al fianco dell’imperatrice vola la Gran Generale Morgana Astralta: una fata alta più di un minimetro e ottanta, dalla muscolatura poderosa, ali viola e dorate, splendidi occhi verdi e capelli neri rasati,che non nascondono numerose cicatrici sul cranio, chiaramente inflitte dagli artigli di bestie enormi.


Impugna una lancia interamente di metallo. Le ragazze, con sorpresa e timore, riconoscono in essa uno degli aghi appartenuti alla Padrona stessa.


---


Madre e figlia


Arcadia — circondata dalle Schiene Dorate e affiancata da Nadèje, Carlotta, Gwen e Timothy — avanza incontro a sua madre. Si inchina appena.


Titania le sorride.


«Figlia mia», dice, «hai riconsiderato la mia proposta? Ordina al tuo popolo — al nostro popolo — di seguirti nel Giardino. Regnerai alla mia destra.»


«Dopo la caduta di Dendronaos credevate che io fossi morta. Quando mi sono risvegliata, quando Morgana e Nemeth mi hanno liberata, ho scoperto di aver perso un marito. Voglio che mia figlia regni al mio fianco e che mi succeda.»


«Madre», risponde Arcadia, «non posso farlo. Non posso fare questo al mio popolo.»


Poi aggiunge:

«Devi però sapere una cosa. Stanotte ho subito un attacco. La Signora delle Tempeste si è mossa personalmente, mascherata come la vigliacca che è, e ha tentato di uccidermi durante una tempesta. Credo che sia stata lei stessa a scatenarla — o almeno a peggiorarla. Ha sfruttato l’acquazzone per colpire.»


«Se non fosse stato per Madame Nadèje Eminönu de Morangiasse, Carlotta Delgado e Gwen Summers — che sono arrivate prima ancora delle mie Schiene Dorate — oggi non sarei qui a raccontartelo. Sarei stata rapita o, più probabilmente, uccisa, per far scoppiare di nuovo la guerra tra il Reame e la Corte del Seelie. Ma la signora delle Tempeste non ci è riuscita.»


---

Le ombre interne


Arcadia continua:

«Il governatore di Sottobosco, Pierre Armand de La Croyance, mi ha informata dell’esistenza di un traffico di medicinali somministrati a donne in gravidanza. Queste sostanze danneggiano i nascituri e causano la nascita di fate con ali troppo deboli per volare. So che questo accade nel Giardino… e purtroppo anche in casa.»


Cora fa un passo avanti. «È vero. Anch’io ne sono venuta a conoscenza.»


Arcadia annuisce. «Ho ricevuto le stesse informazioni. Il governatore De La Croyance ha ritrovato una fiala di olio essenziale di camelia rosa, che può provocare questi effetti. Ho già incaricato alcuni agenti di indagare nel Reame.»


Cora aggiunge: «Vostra Maestà Imperiale, è stato trovato anche un biglietto con lo stemma del mio circolo druidico.»


Fa una pausa. «E, anche se fino a poco tempo fa non l’avrei mai creduto, devo dire che due membri del mio circolo — tra cui Alexandros — hanno avuto recentemente assenze misteriose e movimenti sospetti. Credo debbano essere interrogati.»

«So che potrebbe sembrare un complotto delle Fate della Casa per dividerci», conclude. «Ma io non credo che lo sia. Credo che la Corte del Seelie e le Fate del Reame abbiano nemici comuni.»


---


Il quadro più grande


«D’altra parte», aggiunge Arcadia, «dovremmo essere un solo popolo, come hai detto tu.»


«Ho anche ricevuto notizia di una misteriosa Sfera dell’Inverno: forse un cimelio del Padrone, dotato di un enorme potere contrattuale. Potrebbe essere ciò che la Signora delle Tempeste utilizza per scatenare le intemperie.»


«Crediamo inoltre che il suo scopo ultimo sia spezzare il contratto di noiFate con le Stelle e sottoscriverne uno nuovo con la Notte, forse con l’aiuto del leggendario Tifone, un gufo gigantesco, araldo della Notte.»


Titania annuisce lentamente. «Sono giunte voci simili anche a me.»

«Dobbiamo tenerci pronte e indagare. Ma stai attenta alle minacce interne: la Casa è un covo di vipere, e il Giardino non è da meno. Se è vero che sono state somministrate droghe per far nascere fate incapaci di volare, molti dovranno risponderne duramente.»


«La tregua deve reggere. Dobbiamo essere pronte a tutto.»


---

La scelta


«Lo so», risponde Arcadia. «Ho già preso diverse decisioni. Come ti ho detto, madre, devo pensare prima di tutto al mio popolo.»


Guarda verso sud-est, in direzione di Lone Rock la grossa pietra visibile in lontananza. Per un attimo i suoi occhi luccicano. Poi si raddrizza.


«Grazie per avermi ascoltata, madre. Voglio che la tregua continui. Voglio che la guerra finisca.»


Titania le sorride.


«Quando avremo catturato la Signora delle Tempeste e le avremo impedito di nuocere, ci incontreremo di nuovo. E allora potrai fa

re la tua scelta.»


Le delegazioni si separano.

Le ragazze tornano verso casa, al seguito di Arcadia.

---


Dal diario di Nadèje

Mont Guignol, 1 novembre 105 S.P


Non riesco a dormire, e allora scrivo. Scrivere è l’unico modo che conosco per dare un ordine a ciò che ho visto oggi, a ciò che sento ancora addosso, come il morso del ferro dopo una ferita.


Da una parte, non posso negarlo: sono sollevata. Ho incrociato la lama con la Signora delle Tempeste e sono ancora viva. Non solo: l’ho respinta. L’ho ferita. Il suo sangue — sangue di fata dorato, reale — è caduto a terra come quello di chiunque altro. Questo pensiero continua a tornarmi in mente, ostinato. Non è un mito. Non è un flagello inviato dalle Forze del Giardino. È un’omina come le altre.

Può avere accesso a conoscenze che io non possiedo, forse persino a un modo  di piegare le intemperie al proprio volere. Ma sanguina. Si può combattere. E questo, per quanto terribile sia ammetterlo, mi dà forza.


Eppure la sua crudeltà mi ha colpita più della sua lama. La mancanza assoluta di scrupoli, la freddezza con cui lei e i suoi seguaci parlano di distruzione come di una necessità… mi hanno ricordato i tristellati in modo quasi doloroso. Lo stesso fanatismo. La stessa convinzione di essere al di sopra di ogni giudizio morale. Cambia il linguaggio, cambia il luogo da cui sembrano provenire, ma il cuore dell’orrore è lo stesso.


Ed è proprio questo che mi spaventa.


Perché penso a Carlotta. Penso a Gwen. Penso ai miei genitori , a tutte le mie amiche e a tutti i miei amici. So che se la Signora delle Tempeste dovesse vincere, ciò che nascerebbe non sarebbe un nuovo ordine, ma un regno di oscurità e di terrore, dove la paura sarebbe l’unica legge. Non riesco a scacciare questa visione, e mi pesa sul petto come un giuramento non ancora pronunciato.


Eppure… desidero anche altro. Lo desidero con una forza che mi sorprende. Voglio stare tranquilla con mia moglie. Voglio godermi il mio matrimonio. Voglio giorni che non siano definiti da alleanze, minacce e lame sguainate.


Ed è questo che, per ora, sta accadendo.


Siamo rientrate tutte insieme. La delegazione ha fatto ritorno nel Reame, e la zarina — con quella sua ostinazione che non ammette repliche — ha deciso di ricompensarci ancora. Denaro in abbondanza, e persino i suoi gioielli personali. Abbiamo protestato, quasi supplicato di no, ma è stato inutile. Quando una zarina decide di ringraziare, non c’è modestia che tenga. Così ci siamo ritrovate… piuttosto ricche. Un pensiero che mi fa ancora sorridere incredula.


A Gwen è stata concessa anche la proprietà di una tenuta nel boschetto. Un gesto che dice più di mille parole: riconoscimento, fiducia, appartenenza.


Siamo tornate a Mont Guignol, e lì mamma e papà — il generale Bertrand de Morangiasse ed Elif, inflessibili come sempre quando si tratta di ospitalità — hanno insistito perché anche Gwen restasse con noi. Nessuna obiezione accettata, naturalmente.

A Mont Guignol la casa si è riempita di suoni, non di strategie. È stato quasi straniante. Carlotta ha iniziato a cantare senza preavviso, una melodia semplice, e Elif si è unita a lei come se avessero sempre saputo la stessa canzone. Gwen ascoltava all’inizio in silenzio, poi ha trovato la sua voce anche lei, un po’ esitante, ma sincera. Le loro voci si sono intrecciate come fili di colori diversi, e mi sono ritrovata a sorridere, accorgendomi che stavo cantando anch'io senza rendermene conto.


A un certo punto mamma mi ha guardata con quello sguardo che non ammette repliche — lo stesso che usava quando ero bambina — e ha iniziato a battere il ritmo con il piede. Le danze dell’Orda. Non le ballavo da tempo, non così. Carlotta mi ha presa per mano senza esitazione, e ci siamo messe a danzare insieme a Elif, i passi antichi che il corpo ricorda anche quando la mente li ha quasi dimenticati.

È stato un ballo vero, vivo, fatto col cuore e non solo col corpo. I piedi che battevano sul pavimento, i gesti ampi, il respiro condiviso. Sentivo Carlotta ridere, sentivo mia madre forte e fiera accanto a me, e per un momento il mondo esterno — la Signora delle Tempeste, le minacce, il futuro incerto — è rimasto fuori, come una bufera che non riesce a varcare la soglia.


Forse è questo che mi dà più coraggio di ogni lama incrociata: sapere che esiste ancora tutto questo. Che posso ancora danzare. Che possiamo ancora cantare insieme.


Domani torneranno i pensieri difficili, lo so. Ma stanotte no. Stanotte resto qui,  con mia moglie, la mia famiglia, e le persone che amo. E lascio che la tempesta resti lontana.

Forse è questo il contrappeso all’orrore che ho visto oggi: una casa piena, tavole apparecchiate, voci familiari, e la mano di mia moglie nella mia. Per ora, tutto il resto può aspettare. Per ora, voglio ricordarmi perché vale la pena combattere.

---


Le ragazze tornano a Mont Guignol, la Città sul Pianoforte, il giorno dopo la ricorrenza di Samhain, a un anno esatto dal matrimonio di Nadèje e Carlotta, celebrato nel Canneto. Elif, la madre di Nadèje, insiste per organizzare una seconda festa di matrimonio per le due spose: una vera celebrazione in stile Sluagh della Cantina, con un grande banchetto che includa specialità sia del Reame sia dell’Orda e un numero considerevole di invitati.

Quando gli ospiti arrivano, però, la festa assume anche un carattere fortemente tipico del Reame. Molti invitati, soprattutto gli uomini, si presentano infatti in alta uniforme o in abiti di gala. Anche Alexienne de Morangiasse, cugina di Nadèje e capitano della fanteria del Reame, indossa l’alta uniforme. L’altra cugina, Selenya, si distingue invece per un elegante vestito verde ed è accompagnata dai suoi due bombi argentati, Anya e Petrus.

Durante il banchetto, che prevede tra le altre portate la zuppa nuziale con polvere di fungo Camomino tipica di Al Sehie, Nadèje si esibisce nella danza delle spire di Sepa, danzando per sua moglie e per gli ospiti. La danza, esotica e anche un po’ sensuale, suscita qualche sopracciglio sollevato, ma viene comunque accolta da molti applausi. In seguito, Carlotta canta con la sua voce dolcissima di mezzo soprano: un’aria d’opera, come se fosse una canzone d’amore dedicata alla moglie. Anche questa esibizione riscuote grande successo.

Resta però il dubbio: riusciranno a evitare che qualcuno si offenda e faccia una scenata per un’usanza così poco da Reame e così poco da Fate, anche considerando che si tratta della celebrazione del matrimonio tra due donne?

La situazione è delicata. Chi ha deciso di partecipare alla festa ha già dato, in qualche modo, una risposta positiva, ma non si può escludere la presenza di qualcuno lì apposta per creare problemi.

Per questo motivo tiro con vantaggio.
Dadi Chance: 1 e 6
Dado Rischio: 6

Esito: Sì, ma…
Colpo di scena!


Quando l’aria finisce, per un istante non c’è nessun suono. Poi Alexienne de Morangiasse, alta e slanciata nella sua uniforme di gala,  applaude per prima e senza esitazione, con un sorriso appena accennato ma fermo. Gwen si alza in piedi, seguita da Selenya, con i bombi argentati che fanno vibrare le ali in segno di approvazione. Elif sorride, soddisfatta come solo una madre Sluagh può esserlo.

Ed è lì che accade il quasi-incidente.

Un nobile minore, visibilmente alticcio, si schiarisce la voce.
«Tradizioni interessanti,» dice, con un tono che potrebbe diventare veleno. «Ma forse… poco adatte—»

Non finisce la frase.

Il generale de Morangiasse lo fulmina con lo sguardo.
Non alza la voce.
Non si muove nemmeno.

«È un matrimonio riconosciuto,» dice piano.

Il silenzio che segue è pesante come pietra bagnata.

L’uomo deglutisce.
Beve.
E, con evidente riluttanza, applaude anche lui.

In quel momento si fanno avanti molto discretamente alcune schiene dorate in alta uniforme e corazza,  E dietro di loro la zarina Arcadia risplendente in un abito bianco argento. 
La zarina ovviamente era stata informata di questa festa. Non è stata formalmente invitata perché il galateo non consente di invitare la zarina se non si fa parte  della grande nobiltà; però la zarina può presentarsi a un matrimonio quando vuole. 
Arcadia sorride: «Sono felice che Nadèje e Carlotta siano sposate, seppure con tradizioni diverse da quelle del reame. Penso che il matrimonio egualitario dovrebbe entrare a far parte della nostra legislazione»
Ci sono mormorìi ma nessuno protesta apertamente, anzi ci sono molti assensi. 
"Vi faccio i miei migliori auguri", dice alle ragazze. 
" Io stessa ho deciso di convolare a nozze con il duca Robin Fleurblanche. Dopo i recenti avvenimenti mi sono resa conto che il reame ha bisogno di stabilità e ha bisogno di eredi al trono. Farò ciò che devo per il mio reame e lo farò con gioia".
Sorride ancora alle ragazze, ma i suoi splendidi occhi dorati sono velati di malinconia. Le guarda e dice loro "Sostenetevi sempre l'una con l'altra e...siate felici" . 
Molti invitati abbassano per un momento lo sguardo, pensando che forse,  il senso profondo di quel "siate felici" rivolto alle ragazze è che Arcadia con Robin non lo sarà. 
Ma allora con chi vorrebbe essere sposata, ammesso che  voglia esserlo con qualcuno?
Una delle schiene dorate consegna alle spose una busta con dentro un invito al suo matrimonio, che vale per loro, Gwen e i genitori di Nadèje,  che si terrà a Imbolc. il 2 febbraio prossimo. 

Arcadia resta solo pochi minuti ancora. Non mangia. Non beve. Si limita a stringere le mani di Nadèje e Carlotta, una alla volta, con un calore che non è protocollo.

Poi si allontana, le Schiene Dorate la seguono, i tacchi degli stivali che risuonano sul pavimento di pietra come un richiamo alla realtà.
Da lì in poi la serata riprende, più sciolta. Qualcuno se ne va prima del dolce, qualcuno resta fino a tardi. Ma nessuna scenata esplode, nessun insulto viene pronunciato. Le differenze restano, certo — ma vengono inghiottite dalla musica, dal vino e da una strana sensazione condivisa: quella di aver assistito a qualcosa che, forse, anticipa il futuro.

Elif, più tardi, si avvicina a Nadèje e Carlotta e dice soltanto:
«Voi siete felici insieme. Questo è quello che conta.»

E Mont Guignol, per una notte, accetta entrambe le cose:
le uniformi inamidate e le spire di Sepa,
le arie d’opera e i tamburi dell’Orda,
due spose e nessuna vergogna.

Non tutti sono felici.

Ma nessuno osa rovinare la festa.


La festa è ormai lontana, ridotta a un brusio ovattato che filtra attraverso le porte.

Qualcuno canta ancora, più giù. Qualcuno ride. Gwen, più in disparte, osserva l’invito imperiale. Lo gira tra le dita. Timothy annusa la busta. La studiosa Boggart non dice nulla, ma il suo sguardo corre avanti, già verso Imbolc, verso ciò che verrà.

Ma qui sopra, nel piccolo ambiente che Elif ha preparato per loro, c’è silenzio.


Una lampada a olio getta una luce calda e tremolante.

Profuma di miele e di fumo dolce.


Carlotta è seduta sul bordo del letto, ha sciolto i capelli e l’abito elegante è appoggiato con cura su una sedia. Indossa una semplice camicia da notte adesso.

Nadèje è in piedi davanti a lei, ancora un po’ accesa dalla danza, dalle emozioni, dall’adrenalina della giornata.


Per un momento non dicono nulla.


Poi Carlotta tende la mano.


Nadèje la prende, e si lascia attirare verso di lei. Le loro fronti si toccano piano, come se stessero controllando che l’altra sia davvero lì.


«Due matrimoni,» mormora Carlotta con un sorriso stanco e felice.

«A un anno di distanza... non è stato un anno facile.»


Nadèje ride piano, quel suono basso che le viene solo quando è completamente a suo agio.

«Ma sei ancora qui.»

Le sfiora il polso, dove il sangue nero pulsa calmo.

«E io anche.»


Carlotta le accarezza il viso con il dorso delle dita.

«Quando Arcadia ha detto siate felici,» confessa, «ho avuto paura. Non per noi. Per lei.»


Nadèje annuisce.

«Anch’io.»

Poi, più piano: «Ma non è a questo che dobbiamo pensare stanotte.»


Si baciano.

Non con urgenza.

Con riconoscenza.


È un bacio lungo, profondo, che sa di ritorno a casa dopo una strada difficile. Nadèje appoggia la fronte sulla spalla di Carlotta, inspira il suo profumo, e chiude finalmente gli occhi.


«Qualunque cosa venga,» dice Nadèje, «tempeste, zarine, doveri…»

Alza lo sguardo.

«Io scelgo te. Ogni volta.»


Carlotta sorride, e negli occhi ha quella luce ferma che non vacilla.

«E io ti scelgo anche quando la Casa vorrebbe scegliere per noi.»

Le prende il volto tra le mani.

«Insieme a te non ho paura .»


Si sdraiano insieme, le mani intrecciate, le labbra che si cercano senza fretta. Fuori, il vento di Samhain passa sopra la città sul pianoforte, ma non entra.

Qui c’è solo il calore dei corpi, il battito condiviso, il peso dolce della certezza.

Stanotte non servono promesse.

Le hanno già fatte.


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