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Loner Household Vol.2, Cap. VII, Estate 105 S.P. sessione 13

 





Le carrozze a coleotteri volenti si staccano da Mont Guignol con un fruscio  di ali membranose, e in men che non si dica  Astravya Sottoluce si apre sotto di loro come un gioiello antico. Nadèje sente il peso dell’abito sulle spalle, non fisico ma simbolico: non è più solo la figlia di un ufficiale e di un'artista in visita, né una duellante di passaggio. È una donna sposata, una testimone di intrighi, una voce che chiede di essere ascoltata.

Atterrano e i soldati di guardia salutano con deferenza il generale de Morangiasse. Vengono scortati per le vie della bella capitale costruita sul tavolo, e Carlotta, accanto a lei, osserva tutto con occhi attenti: le vetrine scintillanti, sì, ma anche i volti più tirati, le Fate rifugiate da Faeryev che tengono la schiena dritta per orgoglio più che per agio. Gwen invece guarda in alto, come sempre: il lampadario-palazzo, le bolle, i soldati che volano come insetti dorati. Timothy annusa l’aria e squittisce piano, ignaro dell’importanza del momento.

Quando entrano nel marchingegno dorato e l’acqua saponata luccica intorno a loro, Nadèje sente il cuore accelerare. Altri grandi coleotteri bianchi soffiano l'aria attraverso il cerchio insaponato con le loro ali e a bolla si chiude. Il mondo diventa silenzioso e irreale.
Salendo, la Sala da Pranzo si dispiega sotto di loro… il grande pianoforte di Nerolucido da cui provengono, La Ruelle con i suoi campi di muffe e la Culla di cera affollata di api...e poi Faeryev. Occupata. Ferita. Impossibile da ignorare.

Nessuna dice nulla, ma tutte vedono.

Ad Altaluce, quando le bolle scoppiano e i piedi toccano il cristallo, l’aria cambia. È più fredda. Più rarefatta. Qui non si viene per caso. Le Schiene Dorate, con le loro corazze di gazzilloro dorato, sono splendide e inquietanti allo stesso tempo. Il saluto al generale de Morangiasse è impeccabile. Il gruppo viene scortato come qualcosa di prezioso… o di pericoloso.

I ponti di cristallo vibrano leggermente sotto i loro passi. Ogni riflesso moltiplica le figure. È facile sentirsi osservate, giudicate, pesate.

E poi la sala del trono.
Colonne di cristallo che sembrano andare verso l’infinito. Luce ovunque. Nessun angolo in cui nascondersi.

Qui anche il respiro sembra un gesto politico.


👉 Riusciranno Nadèje, Carlotta e Gwen a non farsi intimidire troppo da tutto questo sfarzo, mantenendo contegno, lucidità e presenza?

Tiro: dado chance 6, dado rischio 4. Sì, e probabilmente colpiranno anche favorevolmente la zarina.

L’impatto con AltaLuce è travolgente, trovarsi nella sala del trono davanti alla Zarina Arcadia non è cosa di tutti i giorni. Eppure—contro ogni previsione—le ragazze non vacillano.

Nadèje sente il cuore martellare, sì, ma la schiena resta dritta. L’abito scuro in stile Orda cade come deve, le spalle sono libere, il passo sicuro. Non è più la ragazza che attraversava il Portico nella neve: è una duellante che ha guardato in faccia il potere armato e ne è uscita in piedi. Accanto a lei, Carlotta inspira piano, come prima di un’aria difficile: il suo vestito è più semplice di quelli delle Fate di corte, ma c’è un’eleganza composta nel modo in cui si muove, una dignità che non chiede permesso. Gwen, un mezzo passo indietro, osserva tutto con occhi attenti e scuri; non abbassa lo sguardo, non sfida—registra. Timothy spunta appena dal tessuto, immobile come se avesse capito che questo non è il momento per squittire.

Elìf si avvicina appena, la voce bassa, calda:
«Non lasciate che vi schiacci. Arcadia è giusta. E ascolta chi parla con verità.»

E poi… la Zarina.

La Zarina Arcadia Oberonovna

Arcadia Oberonovna si alza dal trono di cristallo come se fosse parte della luce stessa. I capelli color zucchero catturano i riflessi della sala, le enormi ali rosse e nere, occhiate d’oro, si distendono appena—non in gesto di minaccia, ma di presenza. Il silenzio che cade è totale, perfetto, come una pausa musicale tenuta troppo a lungo.

Le Schiene Dorate non si muovono. Le lance-cocktail restano immobili. I moschetti scintillano.

Arcadia sorride.

Non è un sorriso vuoto, né calcolato. È curioso. Attento.

«Benvenuti ad Alta Luce,» dice, con una voce che non ha bisogno di alzarsi per dominare la sala. «Generale de Morangiasse. Madame Elìf Eminonu. E…»
Lo sguardo scivola su Nadèje, su Carlotta, su Gwen. Si sofferma un istante di più.
«benvenute anche voi, signore e signorina…so che portate con voi storie degne di essere ascoltate.»

In quel momento Nadèje capisce una cosa:
non sono entrate qui come comparse.
E, forse, la Zarina ha già deciso come risponderà.

La sala del trono sembra trattenere il respiro mentre tutti si inchinano.
Timothy, dopo una lieve pressione del dito di Gwen tra le scapole, abbassa il muso con un’aria solennissima; la Zarina lo nota e il suo sorriso si fa, per un attimo, sinceramente divertito.

Poi Arcadia posa lo sguardo su Nadèje.

«Ho ricevuto la vostra lettera, mademoiselle Nadèje Eminonu de Morangiasse.»
La pronuncia del cognome Slughan della madre è impeccabile, il tono gentile ma fermo. «La vostra, quella di vostro padre… e anche una missiva di Marielle Flaubert.»
Un leggero cenno del capo, come a riconoscere un nome che pesa. «Vostra compagna nell’équipe Haunted House. A quanto pare, anche lei ha sentito parlare di questa… Signora

Le ali della Zarina fremono appena, un movimento quasi impercettibile.
«Non prendo alla leggera i vostri avvertimenti sulla Signora delle Tempeste. Anzi.»
Si alza dal trono, scendendo di un gradino di cristallo. Non si avvicina troppo, ma accorcia la distanza quel tanto che basta a rendere la conversazione meno cerimoniale.
«Sospetto che non si tratti di un’entità isolata, ma della guida di una società segreta. Tirannica. Ambiziosa. Qualcosa che intende rovesciare entrambe le corone: quella del Reame e quella delle Fate del Giardino. E vuole farlo usando il potere dei Contratti. Ho ricevuto informazioni i nmerito anche da Monsieur Pierre Armad de la Croyance, governatore di Sottobosco»

Il nome dei Tristellati non viene pronunciato con rabbia, ma con stanchezza.
«Speravo che certe ombre fossero state spazzate via con la loro sconfitta,» continua Arcadia. «E invece… sembrano aver cambiato forma.»

È allora che Gwen fa un mezzo passo avanti. Non con arroganza—con onestà.

«Maestà,» dice, la voce un po’ roca ma ferma, «è per questo che vorrei trovare il Burocrate Argo.»
Si ferma un istante, poi aggiunge: «Il Serpente della Luna non ci ha dato indicazioni utili su dove cercarlo. Nessuna mappa, nessun segno chiaro.»

Abbassa appena lo sguardo, poi lo rialza.
«Però… è vero che lungo il cammino ho trovato molte alleate e molti alleati.»

La Zarina ascolta senza interrompere. Quando Gwen finisce, Arcadia resta in silenzio per qualche secondo di troppo—non per teatralità, ma perché sta pensando davvero.

«A volte,» dice infine, «le profezie non indicano una direzione, ma una rete
Lo sguardo si posa su Gwen, poi scivola su Carlotta e su Nadèje. «E ciò che avete raccolto—persone, legami, fiducia—potrebbe essere più vicino ad Argo di quanto crediate.»

Le Schiene Dorate restano immobili, ma l’atmosfera è cambiata: meno giudizio, più attenzione.
Arcadia torna a sorridere, questa volta in modo sottile, deciso.

«Avete fatto bene a venire fin qui. Ora,» conclude, «parliamo di ciò che sapete… e di ciò che siete disposte a fare.»

La luce del lampadario di cristallo sembra intensificarsi, come se la città intera stesse ascoltando.


La Zarina rimane in silenzio più a lungo del previsto.
Non è il silenzio studiato del potere, ma quello — più raro — di chi sta davvero mettendo in ordine i pensieri.

Poi Arcadia Arcadia Oberonovna inspira lentamente, le ali rosse e nere si aprono di un soffio, come se assorbissero la luce del lampadario. Quando parla, la sua voce non è più soltanto quella di una sovrana: è quella di una figlia, e di una donna stanca.

«Avete ragione,» dice infine.
«Troppe voci. Troppi frammenti che combaciano. Troppi nomi che tornano.»

Fa qualche passo giù dal trono di cristallo, avvicinandosi alle ragazze. Le Schiene Dorate non si muovono, ma l’aria cambia: ora non è più un’udienza, è una conversazione pericolosa.

«Il Circolo d’Oro mi dirà che sono suggestioni. Che si tratta di agitazione post-Tristellati. Che non è il momento.»
Un sorriso amaro le sfiora le labbra.
«Il Circolo d’Oro dice spesso che non è il momento

«L’Imperatrice Titania...mia madre... deve essere avvertita,» continua. «Non come madre. Come sovrana.»Quando pronuncia il nome di Titania, il fremito corre davvero lungo la sala — ali che si irrigidiscono, mezzeforbici che tintinnano appena.


Il suo sguardo torna limpido, risoluto.
«Mii accompagnerete all'incontro con la Corte del Seelie. Sarete parte della mia delegazione: come scorta, insieme alle mie Schiene Dorate, ma soprattutto come consigliere personali. Voi avete visto ciò che io temo.»

Poi però Arcadia si ferma.
E per un istante sembra molto più giovane.

Abbassa la voce.

«Ma prima di questo… ho un’altra richiesta.»

Si volta verso Nadèje, e per un attimo lo sguardo dorato indugia sul nodo della sua sciarpa da duello. Poi su Carlotta, sull’ombrellino, su Gwen e sul piccolo Timothy che sbircia curioso dal colletto.

«Non posso andare da Titania senza essere certa di una cosa.»
Fa una pausa.
«Che io non sia già legata da un contratto che non conosco.»

Un mormorio soffocato serpeggia tra i cortigiani.

«Il mio matrimonio,» dice, e stavolta la stanchezza è evidente, «è stato accelerato dagli eruditi del Circolo d’Oro. Ufficialmente per stabilità dinastica. Ma se esiste qualcuno capace di piegare i Contratti… allora anche un vincolo imperiale potrebbe essere un’arma.»

Li guarda una per una.

«Voglio che voi indaghiate prima dell’incontro con la Corte del Seelie.»
«A Faeryèv, nella biblioteca della villa che apparteneva alla baronessa Korlikova, è conservato un diario. Questo diario è stato scritto da Thalìa Leiron, la madre del duca Robin Fleurblanche, l'omino che io dovrei sposare. Un diario chiuso a chiave con la copertina azzurra. Decorata con due stelle d'argento . Vi chiedo di portarmelo. Sì, so cosa state pensando. Feryèv è occupata dall'esercito del Seelie, con cui noi, anche se in stato di fragile tregua, siamo in guerra.»

"Dovrete infiltrarvi, ma vi posso procurare due aiuti che vi renderanno la missione molto più facile. Però, contemporaneamente a questo, e mi rendo conto che è chiedere molto, ho un'altra richiesta per voi. Mi rivolgo a voi proprio perché mi fido e sono consapevole delle vostre capacità e della vostra discrezione.

Il Visconte Oleg Protopopov, ex direttore del giardino zoologico Protopopov e ora del rifugio Protopopov per tutte le omine e gli omini che hanno dovuto abbandonare Faeiryev, si è disperso durante un'escursione nel giardino e a quanto pare è riapparso a Faeiryev.

Vorrei che voi verificaste questa notizia e se dovesse corrispondere a verità lo riportaste indietro.

Ora, io mi fido del Visconte, non credo proprio che lui abbia tradito il Reame, però potrebbe verosimilmente essere trattenuto contro la sua volontà.

Con lui si trova sua moglie Varvara e mi preoccupa anche che nemmeno lei abbia dato notizie.

Da lui me lo sarei potuto aspettare, è un po' distratto, ma sua moglie no, tutt'altro."

 Si raddrizza, di nuovo Zarina.

«Non posso chiedere questo ai miei consiglieri ufficiali. Né agli eruditi del Circolo.»
Un mezzo sorriso serio.
«Ma a tre donne che hanno già sfidato tempeste, serpenti, contrabbandieri, ammiragli corrotti e pesci leggendari… sì.»

Fa un cenno lieve con il capo.

«Accettate?»

E in quel momento è chiaro:
qualunque cosa rispondano, la storia ha appena cambiato direzione.


Le ragazze non si scambiano nemmeno uno sguardo lungo.
Non ce n’è bisogno.

Nadèje è la prima a fare un passo avanti. La schiena dritta, il tono rispettoso ma fermo — lo stesso che usava da bambina quando sapeva di avere ragione, anche davanti a suo padre.

«Accettiamo, Vostra Maestà.»

Carlotta annuisce subito dopo, stringendo il parasole con entrambe le mani come se fosse una promessa più che un’arma. «Se c’è un contratto che non avete scelto liberamente… allora va compreso. E, se serve, spezzato.»

Gwen si gratta il collo, un mezzo sorriso storto. «E poi, diciamolo… se qualcuno sta giocando sporco con matrimoni imperiali e firme invisibili, è decisamente il nostro tipo di guaio.» Timothy squittisce in approvazione, come a sigillare l’accordo.

Per un istante Arcadia le osserva in silenzio.
Non come Zarina.
Come qualcuno che ha appena affidato un segreto a estranee… perché sono le uniche di cui si fidi.

«Grazie,» dice infine, piano. «Avete capito ciò che non ho detto.»
Le ali si chiudono lentamente dietro di lei.
«Il mio futuro sposo è di sangue imperiale. Antico. Irreprensibile agli occhi del Circolo.»

Una pausa.
«Ma troppo… conveniente.»

Un’ombra attraversa lo sguardo dorato.

«Se esiste qualunque impedimento o controindicazione al mio matrimonio con il Duca Robin Fleurblanche è necessario che venga chiarito..»

Fa un gesto, e un’ufficiale delle Schiene Dorate si avvicina con un astuccio di cristallo sigillato da cera dorata.

«Vi verranno concessi accessi limitati agli archivi pre-nuziali, ai giuramenti cerimoniali e agli intermediari diplomatici.»
Un sorriso appena accennato.

Ovviamente sarete ben ricompensate per il vostro aiuto. Riceverete una congrua somma e anche una proprietà situata nei domini del Reame. Oltre, ovviamente, alla nostra gratitudine.

La Zarina sorride.

Per aiutarvi nell'infiltrazione a Faeryev avrete l'aiuto della mia truccatrice di corte, la dolce Léopoldine.

Quando La Zarina dice questo, si fa avanti una graziosa fata vestita con un abito bluette,  con dei bellissimi capelli violetti raccolti in un'elegante acconciatura.

"Léopoldine è in grado di compiere vere magie con il trucco ed è anche estremamente brava a camuffare omine e omini".

Poi si avvicina ancora, abbassando la voce abbastanza da escludere la corte.

"È previsto che alcuni mercanti e mercantesse dei domini esterni del Giardino arrivino a Feiriev entro la fine dell'estate, a portare le loro mercanzie. 
Potrete interpretare la loro parte ed essere libere di indagare, sia sul diario sia sulla scomparsa di Oleg Protopopov.
Ufficialmente, sarete qui per acclimatarvi ad Altaluce. Ufficiosamente… vi affido la mia libertà.»


Alle loro spalle, Elìf posa una mano leggera sulla spalla di Nadèje. Il padre resta composto, ma lo sguardo è teso: sa che quel compito è pericoloso, ma che lui stesso non avrebbe potuto rifiutarlo.

Arcadia torna verso il trono, ma prima di sedersi si ferma.

«Riposerete oggi. Domani inizierete.»
Un lampo di determinazione.
«E qualunque cosa scoprirete… la affronteremo insieme. Prima della la Corte del Seelie, prima di Titania, prima del matrimonio.»

La sala del trono torna immobile.
Ma sotto il cristallo, sotto l’oro e la luce, qualcosa ha già cominciato a incrinarsi.


Elìf aspetta il momento giusto.
Non quando le Schiene Dorate sono più lontane — mai quando sono più lontane — ma quando il brusio della corte si alza quel tanto che basta a rendere inutili le orecchie indiscrete.

Le conduce vicino a una colonna di cristallo opalescente, dove la luce si spezza e le voci diventano acqua.

Parla senza muovere quasi le labbra.

«Quello che sto per dirvi… non l’ho mai scritto. E non lo ripeterei davanti a nessun altro.»

Le guarda una per una. Prima Nadèje — con quell’orgoglio  che solo una madre può permettersi — poi Carlotta, poi Gwen.

«Da anni,» sussurra, «nei salotti  del Reame circola un pettegolezzo. Uno di quelli che nessuno osa confermare… ma che nessuno riesce a far morire.»

Una pausa. Il cristallo vibra lievemente sotto il respiro della città.

«Si dice che il Duca Robin Guillaume Fleurblanche…»
abbassa ancora di più la voce,
«…non sia il figlio del Duca Fleurblanche.»

Gwen sbarra appena gli occhi. Carlotta trattiene il fiato.

«Si dice,» continua Elìf, «che sua madre, la contessa Talia Leiron, abbia avuto una relazione extraconiugale con Oberon Trismegistos.»
Il nome cade come un bicchiere che si incrina.
«Lo Zar. Imperatore domestico. Padre di Arcadia.»

Nadèje sente lo stomaco stringersi.

«Se fosse vero,» conclude Elìf, «Robin sarebbe un figlio illegittimo di Oberon. Sangue imperiale, ma fuori da ogni linea riconosciuta. Un segreto sufficiente a spiegare… molte cose.»

Il silenzio che segue non è vuoto. È pesante.

Carlotta è la prima a parlare, a voce bassissima: «Un matrimonio… potrebbe rendere legittimo ciò che non lo è.»

Gwen annuisce piano. «Arcadia è la figlia di Titania e la nipote di Urania, la Fata che strinse il contratto con le Stelle, me lo ha detto l'imperatrice stessa, quando io Marielle e altri siamo finiti per sbaglio a Caer Siddi... qualcuno che controlla i Contratti potrebbe usarla come una catena d’oro. Per Arcadia. Per il Reame. Non so bene come... ma potrebbe»

Elìf posa una mano sul braccio della figlia. «Non so se sia vero. Ma so che il Circolo d’Oro teme più questo pettegolezzo di qualsiasi guerra.»

Poi un sorriso triste, da attrice consumata.
«E se lo teme… è perché potrebbe essere vero.»

Da lontano arriva la voce cristallina di un araldo.
La corte riprende a muoversi.


Sì.
Se quel pettegolezzo fosse vero, tutto cambierebbe.

Le tre ragazze lo capiscono nello stesso istante, senza bisogno di dirlo ad alta voce: Robin Fleurblanche non potrebbe mai sposare Arcadia. Non legalmente, non politicamente, non senza scatenare uno scandalo capace di spaccare il Reame come un bicchiere incrinato. E questo rende il diario — quel diario — improvvisamente qualcosa di molto più pericoloso di una semplice memoria privata: una prova, o una smentita definitiva. Un ago capace di far scoppiare una bolla di potere.

Con questo pensiero che pesa come una moneta di cristallo sul fondo dello stomaco, si affidano alle mani esperte di Léopoldine.

La truccatrice lavora con la calma di chi sa che sta fabbricando identità.

Léopoldine si occupa di Gwen e Carlotta, per truccarle da Genomine:
sulla pelle di Gwen stende l’olio di boleto, che scurisce l’incarnato dandole una tonalità terrea calda e profonda; Gwen osserva il cambiamento con curiosità quasi divertita, come se stesse indossando una nuova forza.
A Carlotta, che ha già la carnagione della tinta giusta, ma gli occhi troppo scuri, applica un collirio speciale: il castano profondo familiare dei suoi occhi scolorisce lentamente fino a diventare grigio pietra, compatto e minerale. Le minuscole lentiggini color granito, applicate con pazienza a entrambe le ragazze, le danno un’aria antica e inattesa.

Nadèje, invece, si lascia truccare con un entusiasmo appena trattenuto. La pelle si scurisce, gli occhi assumono una tonalità cupa, tra il viola e il nero — e poi arrivano le antennine.

Due.
Nere.
Eleganti.

Applicate sulla fronte con una colla speciale,

Quando Lèopoldine fa un passo indietro, Nadèje si guarda allo specchio… e il suo volto si apre in un sorriso luminoso, sincero, quasi infantile.

«Sono davvero graziose,» dice. «Ho sempre desiderato due antenne così. O due cornini  come quelli di mia madre.»

Si inclina appena, studiandosi.
«Sembro proprio una Sluagh!»

Gwen annuisce convinta. «Decisamente.»
Carlotta la osserva meglio, con uno sguardo che non è solo affetto ma riconoscimento. «In effetti… se ci penso… c’è sempre stato qualcosa. Nei tratti. Nel modo in cui ti muovi. Con le ali nascoste e con le antenne sei decisamente una bellissima Sluagh.»

Poi aggiunge subito, con un sorriso caldo: «Come tua madre.»

Elìf ride piano, divertita — e sì, anche un po’ compiaciuta.
«Come anche te del resto, cara,» risponde a Carlotta, con quella naturalezza disarmante di chi ha già deciso che la considera una di famiglia.

In mezzo a questo cerchio di donne attente, intelligenti, pericolosamente sveglie, il generale Bertrand de Morangiasse si sente… un po' fuori posto. Dopo un istante di esitazione, si rifugia nella conversazione più sicura che conosce: parla di logistica, di pattugliamenti, di movimenti delle Schiene Dorate, gesticolando appena mentre gli ufficiali annuiscono con rispetto.

Intanto, nello specchio, tre volti che non sono più esattamente quelli di prima si osservano.

Tre maschere ben fatte.
Tre verità che premono sotto la superficie.

E da qualche parte, forse, un diario aspetta di decidere il destino di un’imperatrice.


---

Le ragazze hanno accesso alla biblioteca di Alta Luce, che non è grande come la biblioteca dell’Università di Astravya Sottoluce, ma non è normalmente accessibile al pubblico e custodisce testi molto rari.


Studiano con attenzione anche le mappe della città di Faeriev, in modo da potersi destreggiare bene sul posto. Nadèje conosce abbastanza la città, ma non è la sua città natale.


Riescono a farsi un’idea precisa della posizione della villa che apparteneva alla Contessa Korlicova e cercano anche informazioni su quelli che potrebbero esserne gli attuali occupanti, con ogni probabilità un ufficiale delle Fate del Giardino.


Tentano di raccogliere informazioni adeguate: il tiro avviene con vantaggio perché sono in tre e, inoltre, c’è Gwen, che è una erudita ed ex bibliotecaria. Trovano informazioni utili? 

Dadi: chance 5 e 1, dado rischio 6.

No, E ...

Il risultato è negativo, e la conseguenza è che qualcuno, per gelosia, cerca di mettere loro i bastoni tra le ruote.


Si tratta di un erudito del Circolo d’Oro, tale Leonid Makarov, che in passato era innamorato di Varvara Davroskaya Protopopolova, poi divenuta moglie di Oleg Protopopolov. Makarov si è molto risentito quando il molto meno avvenente e socialmente impacciato Protopopolov — ma anche più ricco — ha sposato la graziosa Varvara. Non vuole che Protopopolov venga recuperato, né che Varvara venga ritrovata, perché a questo punto il sentimento, se mai è stato amore o qualcosa di simile, si è trasformato in odio. Decide quindi di sabotare la missione delle ragazze.


Il modo in cui agisce è il seguente: si premura di nascondere nel loro carico una lettera che rivela alcuni segreti militari, in particolare passaggi segreti nelle intercapedini del Reame, e nella quale le ragazze dichiarano l’intenzione di tradire il Reame della Zarina per unirsi alla Corte delle Seelie.


Dopo alcuni giorni di soggiorno ad Altaluce, le ragazze tornano a Astravya Sottoluce, poi arrivano a La Ruelle, con il loro carico di fili metallici e limatura di ferro, provenienti dalla Cantina, caricato sul dorso di alcune grosse lumache da soma, e partono in direzione della Prima Soglia e Fuoriporta.


Attraversano la città di Fuoriporta, costruita tra la porta e lo stipite che conduce al Portico, perché ufficialmente non esistono commerci tra il Reame e la città di Feiriev, ora occupata dalle Fate Esterne, e sono quindi costrette a fare il giro lungo.


A Fuoriporta il loro carico viene esaminato. I soldati trovano la lettera, ben chiusa, e vogliono aprirla. Le ragazze protestano, dicendo di non sapere cosa sia e che non l’hanno messa loro. I soldati rispondono che tutti dicono così.


Nadèje tenta di convincere i soldati che la corrispondenza privata non può essere aperta in modo così impunito. Le verrebbe concesso un vantaggio, ma la situazione è molto complessa e difficile, per cui il tiro viene considerato normale.


Riuscirà Nadèje a convincere i soldati, o almeno a guadagnare tempo?

Tiro: dado chance 5, dado rischio 2.


I soldati iniziano a convincersi; le ragazze sembrano però molto sicure di ciò che dicono e, inoltre, sono carine. Il giovane caporale Fae che ha trovato la lettera rimane indeciso e dice che deve far vedere la lettera al suo superiore.


Dichiara che non la aprirà lui, ma che le porterà dal suo superiore. Le ragazze non possono fare altro che seguirlo nell’ufficio del capitano.


Il capitano Dietrich Hagen è un Fae di circa trent'anni, con una barbetta bionda ben curata e i capelli corti, tagliati con precisione. È stato da poco promosso al rango di capitano ed è piuttosto zelante, soprattutto quando non sono coinvolte omine graziose.


In questo caso, però, le ragazze lo sono, anche se lui è molto desideroso di fare carriera. Dice quindi alle ragazze che, se non hanno nulla da nascondere, possono aprire la lettera.


Nadèje si guarda intorno, disperata, cercando un espediente. Capisce che qualcuno sta cercando di incastrarle e nota l’amuleto shinigami, il teru teru bōzu, che Gwen porta alla cintura. A quel punto dice al capitano che in realtà non sono semplici mercantesse, ma sono in missione diplomati

ca e che la loro vera meta è lo Shogunato della Lama D'Argento nel Canneto, 

Perché, anche se a quanto pare la missione diplomatica del califfo Layo il Bello, avvenuta ormai quasi tre anni prima, non è andata a buon fine, vogliono intraprenderne una nuova per cercare l’aiuto del califfo contro la Corte delle Sili, in modo da poter vincere la guerra.


Riuscirà la ragazza a convincere il bell’imbusto di questa palla mostruosa? Si tira con svantaggio.


Il tiro produce un risultato che sconvolge le leggi della probabilità: dado chance 3, dadi rischio 3 e 3. A questo punto si decide che avviene un colpo di scena.


Il colpo di scena è il seguente: arriva una avvenente Soladina, piuttosto minuta, come molte del suo popolo. Porta gli occhiali e ha i capelli rossi raccolti in una treccia. Indossa un leggero abito verde in stile Impero Domestico, molto elegante, con qualche gioiello sobrio. La giovane abbraccia e bacia il capitano.


«Oh, Dietrich, caro», dice lei. «Ma le ragazze qui sembrano così delle brave persone.... Di sicuro non hanno fatto niente di male.»


Il capitano, un po’ imbarazzato, risponde: «No, cara, io posso anche crederci, ma devo fare il mio dovere fino in fondo.»

La rossa continua con altre moine.

«Ma no, dai, amore mio. Su, non in pubblico, tesoro, per favore.»


È chiaro che tra i due c’è del tenero, che esiste una relazione.


Le ragazze riconoscono la Soladina come Elise, la giovane donna che avevano incontrato a Finistrada e che avevano soccorso. Notano inoltre che, con una destrezza degna di una prestigiatrice o di un'omina abituata a barare a carte, la donna sostituisce la busta con un’altra molto simile.


Segue ancora uno scambio di battute tra i due, un po’ di tira e molla, finché il capitano Dietrich apre la lettera. Legge, aggrotta le sopracciglia e commenta: «Potevate dirmelo che si trattava semplicemente di corrispondenza amorosa.»

«Certo», dice il capitano, visibilmente imbarazzato. «Capisco che le giovani omine vogliano tenere questi dettagli riservati. Sono cose personali, ovviamente. Ma io sono un professionista, non diffonderò mai nulla, ci mancherebbe.»

Forse anche leggermente deluso perché sperava di smascherare dei criminali, restituisce la lettera alle ragazze con un fare vagamente scazzato e conclude: «Insomma, andate pure. Non c’è problema.».

Elise segue fuori le ragazze e sussurra loro. Adesso siamo pari per il grosso favore che mi avete fatto a Finistrada. Strizza loro l'occhio, si alza in punta di piedi per dare un baccetto sulla guancia a Gwen che arrossisce tutta, saluta anche il topo Timothy arruffandogli il pelo sulla testa e strizza di nuovo l'occhio alle ragazze augurando loro buona fortuna e torna dentro dal capitano Dietrich.


Nadèje e le sue due compagne sono molto stupite dal rovesciamento di fortuna in positivo che ha avuto Elise in così poco tempo. Sicuramente è un'omina dalle mille e una risorse.

Il loro viaggio prosegue: attraversano Fuoriporta e escono ancora una volta sul Portico. Di nuovo fuori per tornare segretamente in Casa.

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