Le carrozze a coleotteri volenti si staccano da Mont Guignol con un fruscio di ali membranose, e in men che non si dica Astravya Sottoluce si apre sotto di loro come un gioiello antico. Nadèje sente il peso dell’abito sulle spalle, non fisico ma simbolico: non è più solo la figlia di un ufficiale e di un'artista in visita, né una duellante di passaggio. È una donna sposata, una testimone di intrighi, una voce che chiede di essere ascoltata.
Atterrano e i soldati di guardia salutano con deferenza il generale de Morangiasse. Vengono scortati per le vie della bella capitale costruita sul tavolo, e Carlotta, accanto a lei, osserva tutto con occhi attenti: le vetrine scintillanti, sì, ma anche i volti più tirati, le Fate rifugiate da Faeryev che tengono la schiena dritta per orgoglio più che per agio. Gwen invece guarda in alto, come sempre: il lampadario-palazzo, le bolle, i soldati che volano come insetti dorati. Timothy annusa l’aria e squittisce piano, ignaro dell’importanza del momento.
Quando entrano nel marchingegno dorato e l’acqua saponata luccica intorno a loro, Nadèje sente il cuore accelerare. Altri grandi coleotteri bianchi soffiano l'aria attraverso il cerchio insaponato con le loro ali e a bolla si chiude. Il mondo diventa silenzioso e irreale.
Salendo, la Sala da Pranzo si dispiega sotto di loro… il grande pianoforte di Nerolucido da cui provengono, La Ruelle con i suoi campi di muffe e la Culla di cera affollata di api...e poi Faeryev. Occupata. Ferita. Impossibile da ignorare.
Nessuna dice nulla, ma tutte vedono.
Ad Altaluce, quando le bolle scoppiano e i piedi toccano il cristallo, l’aria cambia. È più fredda. Più rarefatta. Qui non si viene per caso. Le Schiene Dorate, con le loro corazze di gazzilloro dorato, sono splendide e inquietanti allo stesso tempo. Il saluto al generale de Morangiasse è impeccabile. Il gruppo viene scortato come qualcosa di prezioso… o di pericoloso.
I ponti di cristallo vibrano leggermente sotto i loro passi. Ogni riflesso moltiplica le figure. È facile sentirsi osservate, giudicate, pesate.
E poi la sala del trono.
Colonne di cristallo che sembrano andare verso l’infinito. Luce ovunque. Nessun angolo in cui nascondersi.
Qui anche il respiro sembra un gesto politico.
👉 Riusciranno Nadèje, Carlotta e Gwen a non farsi intimidire troppo da tutto questo sfarzo, mantenendo contegno, lucidità e presenza?
Tiro: dado chance 6, dado rischio 4. Sì, e probabilmente colpiranno anche favorevolmente la zarina.
L’impatto con AltaLuce è travolgente, trovarsi nella sala del trono davanti alla Zarina Arcadia non è cosa di tutti i giorni. Eppure—contro ogni previsione—le ragazze non vacillano.
Nadèje sente il cuore martellare, sì, ma la schiena resta dritta. L’abito scuro in stile Orda cade come deve, le spalle sono libere, il passo sicuro. Non è più la ragazza che attraversava il Portico nella neve: è una duellante che ha guardato in faccia il potere armato e ne è uscita in piedi. Accanto a lei, Carlotta inspira piano, come prima di un’aria difficile: il suo vestito è più semplice di quelli delle Fate di corte, ma c’è un’eleganza composta nel modo in cui si muove, una dignità che non chiede permesso. Gwen, un mezzo passo indietro, osserva tutto con occhi attenti e scuri; non abbassa lo sguardo, non sfida—registra. Timothy spunta appena dal tessuto, immobile come se avesse capito che questo non è il momento per squittire.
Elìf si avvicina appena, la voce bassa, calda:
«Non lasciate che vi schiacci. Arcadia è giusta. E ascolta chi parla con verità.»
E poi… la Zarina.
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| La Zarina Arcadia Oberonovna |
Arcadia Oberonovna si alza dal trono di cristallo come se fosse parte della luce stessa. I capelli color zucchero catturano i riflessi della sala, le enormi ali rosse e nere, occhiate d’oro, si distendono appena—non in gesto di minaccia, ma di presenza. Il silenzio che cade è totale, perfetto, come una pausa musicale tenuta troppo a lungo.
Le Schiene Dorate non si muovono. Le lance-cocktail restano immobili. I moschetti scintillano.
Arcadia sorride.
Non è un sorriso vuoto, né calcolato. È curioso. Attento.
«Benvenuti ad Alta Luce,» dice, con una voce che non ha bisogno di alzarsi per dominare la sala. «Generale de Morangiasse. Madame Elìf Eminonu. E…»
Lo sguardo scivola su Nadèje, su Carlotta, su Gwen. Si sofferma un istante di più.
«benvenute anche voi, signore e signorina…so che portate con voi storie degne di essere ascoltate.»
In quel momento Nadèje capisce una cosa:
non sono entrate qui come comparse.
E, forse, la Zarina ha già deciso come risponderà.
La sala del trono sembra trattenere il respiro mentre tutti si inchinano.
Timothy, dopo una lieve pressione del dito di Gwen tra le scapole, abbassa il muso con un’aria solennissima; la Zarina lo nota e il suo sorriso si fa, per un attimo, sinceramente divertito.
Poi Arcadia posa lo sguardo su Nadèje.
«Ho ricevuto la vostra lettera, mademoiselle Nadèje Eminonu de Morangiasse.»
La pronuncia del cognome Slughan della madre è impeccabile, il tono gentile ma fermo. «La vostra, quella di vostro padre… e anche una missiva di Marielle Flaubert.»
Un leggero cenno del capo, come a riconoscere un nome che pesa. «Vostra compagna nell’équipe Haunted House. A quanto pare, anche lei ha sentito parlare di questa… Signora.»
Le ali della Zarina fremono appena, un movimento quasi impercettibile.
«Non prendo alla leggera i vostri avvertimenti sulla Signora delle Tempeste. Anzi.»
Si alza dal trono, scendendo di un gradino di cristallo. Non si avvicina troppo, ma accorcia la distanza quel tanto che basta a rendere la conversazione meno cerimoniale.
«Sospetto che non si tratti di un’entità isolata, ma della guida di una società segreta. Tirannica. Ambiziosa. Qualcosa che intende rovesciare entrambe le corone: quella del Reame e quella delle Fate del Giardino. E vuole farlo usando il potere dei Contratti. Ho ricevuto informazioni i nmerito anche da Monsieur Pierre Armad de la Croyance, governatore di Sottobosco»
Il nome dei Tristellati non viene pronunciato con rabbia, ma con stanchezza.
«Speravo che certe ombre fossero state spazzate via con la loro sconfitta,» continua Arcadia. «E invece… sembrano aver cambiato forma.»
È allora che Gwen fa un mezzo passo avanti. Non con arroganza—con onestà.
«Maestà,» dice, la voce un po’ roca ma ferma, «è per questo che vorrei trovare il Burocrate Argo.»
Si ferma un istante, poi aggiunge: «Il Serpente della Luna non ci ha dato indicazioni utili su dove cercarlo. Nessuna mappa, nessun segno chiaro.»
Abbassa appena lo sguardo, poi lo rialza.
«Però… è vero che lungo il cammino ho trovato molte alleate e molti alleati.»
La Zarina ascolta senza interrompere. Quando Gwen finisce, Arcadia resta in silenzio per qualche secondo di troppo—non per teatralità, ma perché sta pensando davvero.
«A volte,» dice infine, «le profezie non indicano una direzione, ma una rete.»
Lo sguardo si posa su Gwen, poi scivola su Carlotta e su Nadèje. «E ciò che avete raccolto—persone, legami, fiducia—potrebbe essere più vicino ad Argo di quanto crediate.»
Le Schiene Dorate restano immobili, ma l’atmosfera è cambiata: meno giudizio, più attenzione.
Arcadia torna a sorridere, questa volta in modo sottile, deciso.
«Avete fatto bene a venire fin qui. Ora,» conclude, «parliamo di ciò che sapete… e di ciò che siete disposte a fare.»
La luce del lampadario di cristallo sembra intensificarsi, come se la città intera stesse ascoltando.
La Zarina rimane in silenzio più a lungo del previsto.
Non è il silenzio studiato del potere, ma quello — più raro — di chi sta davvero mettendo in ordine i pensieri.
Poi Arcadia Arcadia Oberonovna inspira lentamente, le ali rosse e nere si aprono di un soffio, come se assorbissero la luce del lampadario. Quando parla, la sua voce non è più soltanto quella di una sovrana: è quella di una figlia, e di una donna stanca.
«Avete ragione,» dice infine.
«Troppe voci. Troppi frammenti che combaciano. Troppi nomi che tornano.»
Fa qualche passo giù dal trono di cristallo, avvicinandosi alle ragazze. Le Schiene Dorate non si muovono, ma l’aria cambia: ora non è più un’udienza, è una conversazione pericolosa.
«Il Circolo d’Oro mi dirà che sono suggestioni. Che si tratta di agitazione post-Tristellati. Che non è il momento.»
Un sorriso amaro le sfiora le labbra.
«Il Circolo d’Oro dice spesso che non è il momento.»
«L’Imperatrice Titania...mia madre... deve essere avvertita,» continua. «Non come madre. Come sovrana.»Quando pronuncia il nome di Titania, il fremito corre davvero lungo la sala — ali che si irrigidiscono, mezzeforbici che tintinnano appena.
Il suo sguardo torna limpido, risoluto.
«Mii accompagnerete all'incontro con la Corte del Seelie. Sarete parte della mia delegazione: come scorta, insieme alle mie Schiene Dorate, ma soprattutto come consigliere personali. Voi avete visto ciò che io temo.»
Poi però Arcadia si ferma.
E per un istante sembra molto più giovane.
Abbassa la voce.
«Ma prima di questo… ho un’altra richiesta.»
Si volta verso Nadèje, e per un attimo lo sguardo dorato indugia sul nodo della sua sciarpa da duello. Poi su Carlotta, sull’ombrellino, su Gwen e sul piccolo Timothy che sbircia curioso dal colletto.
«Non posso andare da Titania senza essere certa di una cosa.»
Fa una pausa.
«Che io non sia già legata da un contratto che non conosco.»
Un mormorio soffocato serpeggia tra i cortigiani.
«Il mio matrimonio,» dice, e stavolta la stanchezza è evidente, «è stato accelerato dagli eruditi del Circolo d’Oro. Ufficialmente per stabilità dinastica. Ma se esiste qualcuno capace di piegare i Contratti… allora anche un vincolo imperiale potrebbe essere un’arma.»
Li guarda una per una.
«Voglio che voi indaghiate prima dell’incontro con la Corte del Seelie.»
«A Faeryèv, nella biblioteca della villa che apparteneva alla baronessa Korlikova, è conservato un diario. Questo diario è stato scritto da Thalìa Leiron, la madre del duca Robin Fleurblanche, l'omino che io dovrei sposare. Un diario chiuso a chiave con la copertina azzurra. Decorata con due stelle d'argento . Vi chiedo di portarmelo. Sì, so cosa state pensando. Feryèv è occupata dall'esercito del Seelie, con cui noi, anche se in stato di fragile tregua, siamo in guerra.»
Il Visconte Oleg Protopopov, ex direttore del giardino zoologico Protopopov e ora del rifugio Protopopov per tutte le omine e gli omini che hanno dovuto abbandonare Faeiryev, si è disperso durante un'escursione nel giardino e a quanto pare è riapparso a Faeiryev.
Vorrei che voi verificaste questa notizia e se dovesse corrispondere a verità lo riportaste indietro.
Ora, io mi fido del Visconte, non credo proprio che lui abbia tradito il Reame, però potrebbe verosimilmente essere trattenuto contro la sua volontà.
Con lui si trova sua moglie Varvara e mi preoccupa anche che nemmeno lei abbia dato notizie.
Da lui me lo sarei potuto aspettare, è un po' distratto, ma sua moglie no, tutt'altro."
Si raddrizza, di nuovo Zarina.
«Non posso chiedere questo ai miei consiglieri ufficiali. Né agli eruditi del Circolo.»
Un mezzo sorriso serio.
«Ma a tre donne che hanno già sfidato tempeste, serpenti, contrabbandieri, ammiragli corrotti e pesci leggendari… sì.»
Fa un cenno lieve con il capo.
«Accettate?»
E in quel momento è chiaro:
qualunque cosa rispondano, la storia ha appena cambiato direzione.
Le ragazze non si scambiano nemmeno uno sguardo lungo.
Non ce n’è bisogno.
Nadèje è la prima a fare un passo avanti. La schiena dritta, il tono rispettoso ma fermo — lo stesso che usava da bambina quando sapeva di avere ragione, anche davanti a suo padre.
«Accettiamo, Vostra Maestà.»
Carlotta annuisce subito dopo, stringendo il parasole con entrambe le mani come se fosse una promessa più che un’arma. «Se c’è un contratto che non avete scelto liberamente… allora va compreso. E, se serve, spezzato.»
Gwen si gratta il collo, un mezzo sorriso storto. «E poi, diciamolo… se qualcuno sta giocando sporco con matrimoni imperiali e firme invisibili, è decisamente il nostro tipo di guaio.» Timothy squittisce in approvazione, come a sigillare l’accordo.
Per un istante Arcadia le osserva in silenzio.
Non come Zarina.
Come qualcuno che ha appena affidato un segreto a estranee… perché sono le uniche di cui si fidi.
«Grazie,» dice infine, piano. «Avete capito ciò che non ho detto.»
Le ali si chiudono lentamente dietro di lei.
«Il mio futuro sposo è di sangue imperiale. Antico. Irreprensibile agli occhi del Circolo.»
Una pausa.
«Ma troppo… conveniente.»
Un’ombra attraversa lo sguardo dorato.
«Se esiste qualunque impedimento o controindicazione al mio matrimonio con il Duca Robin Fleurblanche è necessario che venga chiarito..»
Fa un gesto, e un’ufficiale delle Schiene Dorate si avvicina con un astuccio di cristallo sigillato da cera dorata.
«Vi verranno concessi accessi limitati agli archivi pre-nuziali, ai giuramenti cerimoniali e agli intermediari diplomatici.»
Un sorriso appena accennato.
La Zarina sorride.
Per aiutarvi nell'infiltrazione a Faeryev avrete l'aiuto della mia truccatrice di corte, la dolce Léopoldine.
Quando La Zarina dice questo, si fa avanti una graziosa fata vestita con un abito bluette, con dei bellissimi capelli violetti raccolti in un'elegante acconciatura.
"Léopoldine è in grado di compiere vere magie con il trucco ed è anche estremamente brava a camuffare omine e omini".
Poi si avvicina ancora, abbassando la voce abbastanza da escludere la corte.
"È previsto che alcuni mercanti e mercantesse dei domini esterni del Giardino arrivino a Feiriev entro la fine dell'estate, a portare le loro mercanzie.Alle loro spalle, Elìf posa una mano leggera sulla spalla di Nadèje. Il padre resta composto, ma lo sguardo è teso: sa che quel compito è pericoloso, ma che lui stesso non avrebbe potuto rifiutarlo.
Arcadia torna verso il trono, ma prima di sedersi si ferma.
«Riposerete oggi. Domani inizierete.»
Un lampo di determinazione.
«E qualunque cosa scoprirete… la affronteremo insieme. Prima della la Corte del Seelie, prima di Titania, prima del matrimonio.»
La sala del trono torna immobile.
Ma sotto il cristallo, sotto l’oro e la luce, qualcosa ha già cominciato a incrinarsi.


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